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Il comune di Varallo Pombia appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia

Dalle Origini al Medioevo

La storia di Varallo Pombia è connessa a quella di Pombia, luogo importante politicamente sia nell'età romana che in quella medievale.
Il territorio viene compreso entro l'area designata convenzionalmente con la denominazione di "Civiltà di Golasecca", con cui si indicano gli insediamenti umani di estrazione celtica, di ceppo linguistico indoeuropeo, i Leponzi, stanziati fin dal secondo millennio a.C. in particolare nell'alta valle dei Ticino e nell'Ossola e in generale nell'area delimitata dalla Svizzera al Po e dal Sesia all'Adda.
Sul finire dei V secolo a.C. nuove tribù celtiche, i Galli per i Romani, calarono in Italia e, nelle zone indicate si insediarono gli Insubri che poi si fusero con il golasecchiani. Con la romanizzazione, nell'età di Augusto, i territori novaresi con la valle d'Aosta e la Lombardia vennero inseriti nella undicesima provincia di Roma: la Transpadana.

Dal Medioevo al Cinquecento

Pombia, già municipio romano verso il finire del IV secolo, in età Carolingia divenne uno dei comitati, che comprendeva pure Varallo Pombia, della Marca d'Ivrea.
Nella carta datata 17 giugno 885, conservata nell'Archivio Capitolare di Santa Maria di Novara, compare per la prima volta il toponimo di Varallo: "Signum + Luuoni de Uuaralo testes...".
Nel 962 comparvero i primi Conti di Pombia, poi di Biandrate (1040), con i quali il comitato pombiese acquistò grande rilevanza politica ed economica. Questi Conti dalla seconda metà del X secolo e fino alla fine dei XII secolo, ebbero nella storia di Novara e di Milano somma importanza sia al tempo di Arduino, re d'italia, sia con Guido il "Grande" di Biandrate.
Causa i duri contrasti fra i Conti di Pombia poi di Biandrate e i vescovi novaresi, Corrado Il detto "il Salico", re d'Italia donava nel 1025 alla Chiesa di Novara il comitato di Pombia che, come già detto, comprendeva anche il territorio di Varallo.
La Chiesa novarese ebbe un'importanza notevole nel passaggio dall'età Longobarda all'età Comunale, apportando una radicale riorganizzazione dei poteri politici ed amministrativi ed in particolare di quelli religiosi, mediante la formazione delle "Pievi": in una bolla di Papa Innocenzo II del 1033 viene citato anche Varallo quale sede di Pieve.
Nel 1407 il Duca di Milano Filippo Maria Visconti nominò Alberto signore di Borgo Ticino e di Varallo Pombia.
Lo stesso Duca con il diploma del 7 maggio 1413 concesse ai figli di Alberto, Ermes e Lancellotto, i feudi di Pombia e di Varallo Pombia con il titolo di Signore. Da essi vennero poi devoluti e infeudati da Galeazzo Maria Sforza a Martino Paolo Nibbia il 6 ottobre 1469.
Nel 1506 risulta che parte dei feudi di Varallo Pombia e di Pombia fossero in possesso dei fratelli Arcimboldi. Dette proprietà erano state acquistate dall'Arcivescovo di Milano Guido Antonio Arcimboldi dai figli di Martino Paolo Nibbia e, successivamente, alienate da Nicolao Arcimboldi il 12 gennaio 1507 a favore di Ludovico Visconti Borromeo.

L'Età Barocca: il Seicento e il Settecento

Varallo Pombia e a Pombia, ancora nel 1626, il conte Giovanni Battista Borromeo sì dichiarava feudatario unitamente ai Nibbia. I fratelli Francesco Maria e Gianfranco Nibbia alienarono, previo regio assenso del 17 febbraio 1625, metà dei feudi a Camillo Caccia, vendita perfezionata il 31 luglio 1628.
Pier Luigi Nibbia, con assenso del 17 febbraio, vendette il giorno 5 aprile 1685 l'altra metà dei feudi ad Ottaviano Caccia e al Cardinale Federico Caccia, Arcivescovo di Milano dal 1693 al 1699. È a questo personaggio che si deve con ogni probabilità la costruzione della primitiva casa Simonetta, poi ampliata e completata dal marchesi Ferreri, eredi di Federico Caccia.
Nel 1776 morto il marchese Federico Ferreri, senza discendenti, le proprietà passarono ai Sormani, nobili milanesi e da questi, per acquisto, ai Simonetta.

Fra Settecento e Ottocento

Fra il 1784 e il 1802, Gio Batta Simonetta acquistò dai Sormani e da altri Simonetta, praticamente, i feudi di Varallo Pombia e di Pombia. Per successione tali beni passarono ai figli Francesco e Luigi la cui figlia Giovanna, sposata Bollini, fu la madre di Bollini Teresa poi contessa Mocenigo Soranzo.
Scomparsa la contessa Bollini Mocenigo Soranzo quanto ancora rimaneva dei feudi venne alienato dagli eredi.


Il Novecento

In Varallo Pombia, come nei centri limitrofi di Pombia, Divinano e Borgo Ticino, il Novecento vide la modificazione totale dei modi di vita delle popolazioni, che dovettero affrontare le situazioni politiche, economiche e culturali che condussero ai due conflitti mondiali: alla guerra del 1915-18 e a quella del 1940-45.
Vi furono periodi di crisi per l'agricoltura collinare che portarono ad una forte emigrazione verso l'estero.
Dopo il 1945 si ebbe una forte ripresa demografica in seguito all'immigrazione dal Veneto e dal Sud, che ha favorito una rapida trasformazione delle caratteristiche ambientali e culturali del paese, preservando comunque una fitta cortina di boschi, ideale collegamento tra l'area del Parco del Ticino e quella del Parco dei Lagoni di Mercurago.
Nel 1972 l'Amministrazione Comunale acquistò dagli eredi della contessa Teresa Bollini Mocenigo Soranzo "Villa Soranzo", facendone la sede degli uffici comunali, della biblioteca e della pinacoteca.