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Il comune di Varallo Pombia appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

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Personaggi illustri

Beppe Fenoglio

Narratore antieroico e antiretorico


Beppe Fenoglio nacque ad Alba nel 1922 e qui visse sempre, a parte le lunghe assenze impostegli dal servizio militare e dalla lotta partigiana. Un male inesorabile lo stroncò nel 1963.
Ambientata in uno spazio temporale molto ristretto - dagli anni 30 alla fine della guerra, nella terra d'Alba e delle Langhe - l'opera di Fenoglio va tuttavia molto al di là dell'ambito provinciale, trova nelle vicende del Piemonte contadino durante il fascismo e la Resistenza il respiro per delineare una storia italiana vera e propria.
Vittorini riconosce a Fenoglio " un temperamento di narratore crudo ma senza ostentazione, senza compiacenze di stile, ma asciutto ed esatto ". Alcune sue opere sono: La malora, Un giorno di fuoco, II partigiano Johnny, La paga del sabato.


Ezio Ferrari



"Ma alle nove e meno, nel cuore del buio e della pace, saettò in ciclo un ratto rosso, che per un attimo si spanciò a pallone e poi si volatilizzò? Era il segnale di un ufficiale tedesco a un collega per avvertirlo che le cose del programma erano state attuate secondo l'intesa, ma a Johnny parve di veder pendere la bilancia di Giove.
Infatti, un attimo dopo, salì. al ciclo l'urlo dell'accerchiamento, uno dei più terribili nell'umana gamma degli urli.
Johnny. incapsulato in una massa trascorrente, volò all'altro lato del paese solo per vedere in fondo a valle Belbo la medesima concatenazione di fari bianchi e rossi.
Solo dalla parte di Muravano i veicoli apparivano più radi. I cani dei pagliai di cresta e di metta costa latrarono tutti insieme. Tornò con gli altri nel centro del paese. Da dentro le case la disperazione esplodeva da far saltare i tetti. Le donne piangevano sugli usci, i bambini dai lettini e dalle culle, gli uomini stavano asportando alla cieca tutte le cose che potessero tradire un contatto, un uso partigiano. I partigiani intanto si radunavano per istinto. per simpatia, in gruppi e clan, per la fuga"


(da " II partigiano Johnny")



Carlo Marazzini

Archeologo Varalpombiese


Nel nostro paese esiste una viuzza non più lunga di una ventina di metri intitolata " Via Marazzini ".
Chi era questo Marazzini che il più della popolazione, oserei dire la totalità, non conosce?
Sondando un poco mi sono sentito fornire svariate risposte: un benefattore, colui che donò il terreno per la costruzione della strada, insomma per dirla in breve una personalità ...
Il concittadino in questione, anagraficamente, risponde al nome di Carlo Marazzini, di condizione benestante, nato a Varallo Pombia nel 1829 e morto a 82 anni il 28-1-1911 nella casa di via Circonvallazione di fronte alle elementari.
Si 'dedicò per hobby all'archeologia, iniziò nel 1877 come egli stesso afferma in una sua lettera indirizzata ad un archeologo tedesco.
Infaticabile ricercatore, autodidatta, visse troppo presto per poter beneficiare dei moderni mezzi e metodi di ricerca, iniziò quando l'archeologia era un passatempo e non una scienza, le idee erano ancora confuse e gli studiosi brancolavano nel buio.
Compi ricerche sotto la direziono ed anche per incoraggiamento di archeologi famosi quali Fabretti, Strobel, Castelfranco e altri, tutti suoi amici o meglio per usare le sue parole " tutti di mia intima relazione ". Ansioso di svelare i misteri del nostro passato strappò dalle viscere della terra un'infinità di reperti che andarono a far bella mostra di sé in musei italiani e stranieri.
A conferma di quanto suesposto era stato nominato, come risulta anche dai suoi biglietti da visita, " Fornitore della Rea! Casa di materiale archeologico ". Contribuì in modo determinante alla scoperta della civiltà di Golasecca o, come viene da lui indicata, " Gallo-Insubre ". scavando con assiduita e profitto a Castelletto Ticino, Sesto Calende, Cascinetta- Dorbié.
A differenza dei giorni. nostri, il materiale ritrovato, per mancanza di precise leggi tutelanti il patrimono archeologico, veniva dal Marazzini venduto a privati collezionisti o a musei ad un prezzo oserei dire rilevante per quell'epoca, abbiamo infatti notizia da una sua lettera che il Museo di Torino pagò un reperto ben 2.900 lire.
Il prof. Ariodante Fabretti, allora soprintendente al Reale Museo di Torino, in segno di gratitudine per l'opera di ricerca svolta dal nostro archeologo, gli dedicò un suo studio sulla " Necropoli della Cascinetta " che propongo alla vostra lettura. Da ultimo, esprimendo il desiderio anche di tutti gli appassionati di archeologia, mi permetto di chiedere all'amministrazione comunale, che si è sempre dimostrata così sensibile verso ogni espressione e iniziativa culturale, di far pressione presso gli organi competenti perché il locale Museo possa venir dotato di alcuni reperti del Marazzini e formare così una vetrina da dedicargli unitamente alla esposizione di una sua foto con alcune copie di lettere.


Stelvio Tosi