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Stele ritrovata a Comignago (h. cm. 86, larghezza cm. 41,5)

Nell'estate 1968 è stata recuperata nel territorio di Comignago una stele funeraria di epoca romana di cui si erano perse le tracce dopo il fortuito rinvenimento avvenuto negli anni immediatamente precedenti l'ultimo conflitto mondiale. Il recupero è stato effettuato dal G.A.V. su indicazioni dell'autore del primo ritrovamento, signor Mario Franzosi.
Alcuni anni prima della guerra (1937), mentre effettuava lavori di sistemazione in un fondo adibito precedentemente a pascolo, con adiacente area in terra battuta per la trebbiatura del grano, durante lavori di livellamento, veniva messa in luce casualmente una tomba in cotto, completamente chiusa, costituita da mattoni I - sci di cm. 43x29,5x7,5.
In testa al loculo venne trovata una lastra di sasso, eretta, che portava inciso in alto un disco, in basso delle lettere molto abrase ed illeggibili. La stele, nel 1948, venne portata dal signor Franzosi stesso presso un ruscello ad un chilometro circa dal luogo del rinvenimento, ed adibita a piano di appoggio per lavare i panni. Successivamente venne parzialmente interrata da altri per contenere il terreno ai margini di una pozza d'acqua; se ne persero così le tracce.
In tale posizione, dopo accurate ricerche, è stata rinvenuta e riportata alla luce. L'esame permette di rilevare, nella parte della stele, una incisione circolare, a ruota, con sei raggi convergenti al centro. Sulla sinistra è visibile un piccolo cerchio centrato da un punto. L'abbozzo molto più consunto di un cerchio simile al precedente è riscontrabile anche sul lato destro.
Lungo tutto il margine sinistro è praticata una incisura verticale che è certamente accennata anche a destra, dove purtroppo il deterioramento non permette un esame migliore. Al di sotto del disco non sono chiaramente idenlificabili incisioni significative, al di fuori del rilievo che delimita in alto il riquadro destinato alla dedica.


I Romani a Comignago

L'ampia vallata che dalla zona Mulini di Borgoticino si inoltra tra i contrafforti morenici del Monte Solivo a sud e della Mottalunga e Pinino a nord, sbarrata al suo inizio dal " recente " terrapieno della linea ferroviaria Novara-Arona, porta in breve tratto all'abitato di Comignango e costituisce l'inizio della via di comunicazione più rapida e più agevole tra il bacino inferiore del Lago Maggiore ed il basso Cusio.
A ridosso della zona piemontese interessata dalle culture palafitticola e di Golasecca; ricca di acque che hanno alimentato per secoli numerosi mulini documentati dai toponimi Molinello, Molinazzo, Molino di sotto; dotata di un vasto pianoro facilmente coltivabile a ridosso di colli boscosi, habitat ideale per una fauna molto varia; fu certamente fin dall'epoca preistorica sia zona di transito e di comunicazione tra i due bacini lacustri, di cui è rimasta testimonianza nell'insediamento golasecchiano di Ameno, sia luogo ideale per un insediamento umano stabile e duraturo.
Il rinvenimento quindi di una necropoli di epoca romana a Comignango è solo una conferma, e si aggiunge come anello terminale ai precedenti reperti della zona, completando e precisando meglio il quadro degli stessi. La derivazione etimologica del nome della località da quello della nota famiglia romana COMINIA, secondo il tipo: "Fundus, Praedium Cominiacum ", è fuor di dubbio.
Essa fu già avanzata dal Bescapè e collegata, come documentazione, ad una lapide di Suno. In seguito anche il Flecchia ne diede conferma autorevole.
Il toponimo COMIGNAGO deve quindi la sua origine all'instaurarsi sul posto di una proprietà romana nel periodo della conquista o della colonizzazione della zona. Ciò non implica necessariamente l'impianto ex novo di una comunità come sembra affermare il Ravizza con l'ipotesi di una deduzione di colonia.
Il suftisso-ACUM del toponimo sembra anzi suggerire il contrario. La riconosciuta appartenenza dello stesso all'elemento linguistico gallico, del quale è diffusa spia in tutta l'area interessata a questo sostrato etnico, rende piuttosto verosimile l'ipotesi dell'esistenza di uno stanziamento preromano di tipo gallo-ligure. Su questo sostrato dovette agire indubbiamente come nuovo elemento catalizzatore la struttura della proprietà romana senza però annullarne alcune caratteristiche fondamentali quali ad esempio il linguaggio che fini per condizionare la forma con la quale il toponimo stesso ci è stato tramandato.





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