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Storia

Servizio di Luciano Galli e Stelvio Tosi

immagine ingrandita Sala 3 - Vetrina 4 (I Romani a Comignano) (apre in nuova finestra) La presenza da ormai alcuni anni di un Museo Archeologico a Varallo Pombia, uno dei pochi della nostra provincia, è dovuta alla precisa volontà culturale dell' E.M.A.V. al lavoro appassionato di un gruppo di giovani e ad una fortunata concomitanza di elementi che hanno consentito il suo sorgere nel nostro piccolo centro.
Se va quindi ricordata da un lato l'attività di ricerca espletata dalla sezione Storico-Archeologica dell' E.M.A.V. che partendo dalla storia locale ha ritenuto di dover approfondire le indagini nel settore archeologico al fine di documentare in modo più ampio le conoscenze già acquisite, cioè che ha portato alla raccolta di interessante materiale proveniente da diverse località della zona, d'altro canto bisogna ricordare la disponibilità della Soprintendenza alle Antichità di Torino che si è manifestata attraverso il comprensivo atteggiamento del Prof. Carlo Carducci che accogliendo le richieste locali per una stabile collocazione dei reperti ha attuato con anticipo preveggente il decentramento delle strutture culturali con Io scopo preciso di documentare anche nelle zone di ritrovamento le vestigia del passato.
immagine ingrandita Sala 1 - Vetrina 2 (Civiltà di Golasecca e Romana) (apre in nuova finestra) Terzo elemento infine l'appoggio incondizionato e, nel caso del sindaco ing. Priuli diremmo appassionato, dell'Amministrazione locale che sostenendo l'azione dell'E.M.A.V. ha da un lato avallato presso la Soprintendenza la serietà dell'iniziativa e dall'altro, mettendo a disposizione prima il locale del Chioso, poi i più che decorosi ambienti della nuova sede comunale, ha consentito la sua realizzazione.
Già nella disposizione del materiale si è tenuto conto della funzione didattica, oltre che documentaria, che il nostro museo doveva assumere.
Se infatti i reperti archeologici appagano da un lato la curiosità del visitatore e suscitano ammirazione per le forme e la antichità degli oggetti, il fine di queste raccolte rimane quello di documentare usi e costumi delle popolazioni che hanno per prime colonizzato le nostre terre, inquadrandole possibilmente in un contesto più ampio storico ed etnologico.
Per questo la distribuzione del materiale nelle sale e nelle vetrine segue un filo cronologico che tende a rappresentare sinteticamente le varie culture che si sono susseguite nella zona.
immagine ingrandita Sala 3 - Vetrina 6 (I Romani a Comignago) (apre in nuova finestra) Mancano da noi purtroppo le testimonianze delle forme più antiche quelle definite dell'età della pietra, anche perché la struttura morenica del territorio indica che all'epoca di tali culture le nostre terre erano ricoperte di ghiacci e quindi inadatte alla vita umana.
Mancano pure documentazioni delle prime età dei metalli, rame e bronzo; e qui si potrebbe trattare anche soltanto di carente documentazione locale, considerato che in zone vicine sono conosciuti diversi insediamenti ascrivibili a tali epoche (Lagozza di Besnate, Mercurago, Varese ecc.).
La nostra documentazione quindi inizia con il materiale della civiltà del ferro che ha avuto proprio a sud del Lago Maggiore e lungo il Ticino una fioritura eccezionale, originando la cultura cosidetta di Golasecca, una delle tre maggiori di tale epoca nell'Italia settentrionale con Este e Villanova.
I fortunati ritrovamenti dell'abate Giani a Golasecca all'inizio del secolo scorso hanno dato il nome a tale civiltà pur essendosi in seguito effettuati importanti ritrovamenti coevi dal Comasco al Novarese ed al Canton Ticino.
immagine ingrandita Sala 2 (Civiltà Romana) (apre in nuova finestra) Gli elementi che la caratterizzano sono costituiti dall'urna cineraria (perché in tale epoca si era diffuso il metodo dell'incinerizione dei cadaveri), dalla comparsa delle fibule (spilloni) in bronzo, dall'arricchimento del corredo funebre con vasi di diverse forme e decorazioni.
Lungo il decorso del primo millennio a.C. la tipologia di tali reperti è notevolmente variata dando luogo ad una ulteriore suddivisione di tale cultura in diversi periodi: tipica la trasformazione dell'urna dalla forma biconica a quella ovoidale, come esemplificato nella prima vetrina della nostra raccolta.
Inspiegabilmente, ma probabilmente in concomitanza con le prime invasioni galliche, sparisce quasi totalmente la documentazione archeologica di tale periodo in tutta la zona del basso Verbano, mentre cominciano a comparire i primi reperti di epoca romana parzialmente sovrapposti ad una scarsa documentazione di tipo gallico.
immagine ingrandita Sala 1 - Vetrina 2 (Civiltà di Golasecca e Romana) (apre in nuova finestra) Termina così questo importante periodo durante il quale l'uomo ha saldamente intrapreso la via di un rapido progresso tecnologico, attraverso l'uso dei metalli, ed inizia la consistente penetrazione del mondo romano che introduce anche le nostre terre nell'epoca storica. Ciò non è avvenuto naturalmente senza difficoltà e resistenze, basti pensare che la completa sottomissione delle popolazioni alpine avviene soltanto all'epoca di Augusto.
Il territorio ha subito una profonda trasformazione politica etnica ed economica particolarmente evidente a livello agrario, ancora leggibile in vaste zone del novarese. Gli insediamenti umani si sono ormai diffusi un po' dovunque. Testimonianza di questo fatto viene fornita dal ricco materiale del nostro Museo che presenta reperti di Pombia (S. Giorgio), Varallo P., Cascinetta, Agrate, Cavagliano e Comignago.
Particolarmente vasta la documentazione di Comignago dove ci si era fortunatamente imbattuti in una necropoli inesplorata. Di Varallo vengono presentati i reperti minori: corredo tombale di Scorzolo, olpe e vasetti di incerta provenienza, frammento di acquedotto della Vignola, frammento di muratura della cisterna romana della Cascinetta, mentre l'elemento più importante costituito dalla lapide con dedicazione a Nettuno, è conservato, con una piccola nicchia votiva, al Museo Lapidano della Canonica di Novara. immagine ingrandita Sala 1 - Vetrina 1 (Civiltà di Golasecca) (apre in nuova finestra) Nel cortile dell'attuale sede comunale è pure presente un sarcofago con iscrizione difficilmente leggibile, che proviene dalla vicina Pombia.
Sono andati invece subito dispersi numerosi reperti portati alla luce durante la costruzione del primo tronco del canale R. Elena, negli anni cinquanta.
Scopo e finalità del Museo sono in primo luogo quelle di rendere partecipe la popolazione locale della propria storia e civiltà ma soprattutto di essere fulcro attorno al quale si sviluppano nuove ricerche e nuovi studi.

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